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Storia

Origini e Cenni Storici

L’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Levico CURAE – Centro Unico Riabilitativo Assistenziale Educativo trae origine dalla fusione delle istituzioni assistenziali che hanno caratterizzato la storia della Città di Levico Terme, le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona “San Valentino” – Città di Levico Terme e "Centro don Ziglio", sviluppatesi per la sensibilità sociale, la generosità e la disponibilità all’accoglienza della popolazione levicense, la prima dalla tradizione cinquecentesca delle Confraternite, la seconda dall’impegno per la ricostruzione economica e sociale al termine della seconda guerra mondiale.

L’A.P.S.P. “San Valentino” - Città di Levico Terme è nata dalla trasformazione in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona dell’I.P.A.B. “Centro Residenziale e Assistenziale per Anziani Pierina Negriolli” di Levico Terme, disposta con deliberazione della Giunta della Provincia Autonoma di Trento n. 2984 del 21 dicembre 2007, ai sensi dell’art. 45, comma 8, della Legge Regionale n. 7 del 21 settembre 2005. La sua origine è però molto più antica, poiché l’I.P.A.B., a suo tempo denominata “Ricovero” ed in seguito “Casa di Riposo”, affonda le proprie radici nella storia delle Confraternite locali, fiorite nei secoli XVI-XVII-XVIII:

1547 e 1566

Confraternita dei SS. Vittore e Corona in onore dei santi patroni della parrocchia;

Confraternita del Corpo di Cristo o del Santissimo Sacramento collegata all’ attività della Chiesa di Roma di S. Maria della Minerva dove era avvenuta la fondazione nell’anno 1538 (atti visitali del 1558);

1600 (circa) Confraternita della Madonna del Rosario (ricordata nel testamento di Gojo B. 1642 e del Gianettini 1645)
1642 Confraternita del Pio Oratorio di S. Filippo Neri presso la cappella dei Santi Lazzaro e Marta. Proprio a questa confraternita sembra dovuta la pala che esiste presso la cappella della Casa di Riposo, un tempo sull’altare, raffigurante la Madonna del Carmine, S. Lucia, S. Valentino e S. Apollonia;
1667 Confraternita di S. Antonio da Padova.

Tali confraternite si occuparono dell’assistenza ai poveri per quasi tre secoli, fino alla fine del XVIII secolo, quando - con l’inserimento della Parrocchia di Levico nella Diocesi di Trento, in applicazione delle “Ordinazioni sovrane ecclesiastiche“ emanate dall’imperatore Giuseppe II (1780-1790) per tutti i territori dell’impero - scomparvero le Confraternite e tutti i loro beni vennero cumulati nell’Istituto dei poveriche doveva dedicarsi al mantenimento ed all’alloggio “di chi cerca lavoro, di chi si trova senza servizio, dei bisognosi che non hanno la possibilità di sostenersi in alcun modo, dei mendicanti e dei poveri ammalati”. Anche l’ospedale di Levico fu incluso in questa organizzazione dove erano obbligatorie questue ed offerte per i funerali ed altre funzioni da parte di osti, ecclesiastici, locandieri, mercanti, negozianti, cioè di coloro che avevano un “tornaconto” immediato.

Nel 1799 si ebbe la revisione di tutto il servizio liturgico e caritativo e dei servizi collegati nelle parrocchie, descritta nel “Regolamento degli Uffici divini per la Provincia del Tirolo”, quindi anche del Trentino e del Levicense. Venne creato così un nuovo tipo di organizzazione parrocchiale detto della “assistenza ai poveri nelle zone di campagna”. L’amministrazione dei beni di carità venne affidata direttamente alla Chiesa del luogo e venne tolta dalla “Cassa Comune dell’Austria Superiore”. Si diede vita al “Fondo di religione” che assorbì il precedente “Istituto dei Poveri.”

Già nel 1796 però a Levico si erano introdotte, con don Vincenzo Libardi, delle opportune correzioni nella gestione “dell’ospedale, del beneficio della Chiesa e della Cassa dei Poveri”, con il rinnovo delle strutture: “solo aiuti ai malati che sono nei loro tuguri con le attestazioni del parroco e del medico condotto per ogni caso da assistere”. L’ospedale doveva diventare “luogo di consolazione e di accoglienza vere”.

Dopo la visione illuministica settecentesca dell’imperatore Giuseppe II, seguirono l’avvento di Napoleone Bonaparte, l’annessione del Tirolo al Regno d’Italia nel 1810, l’introduzione dei “fabbriceri” al posto dei “massari-scossori” nell’amministrazione dei patrimoni delle chiese. Fu questo un periodo molto tormentato sia per il Principato Diocesi di Trento come per la vita spirituale e sociale del Levicense. Col ritorno dell’Austria la conduzione della “Confraternita di Carità” fu di nuovo affidata al clero locale. La Direzione della Congregazione era composta – indicano i documenti d’archivio – dal parroco o un suo sostituto come presidente, da un rappresentante del Comune “quale membro dirigente” ed altre quattro persone scelte per formare la Direzione. Nel 1824 l’ospedale accoglieva 12 malati affidati ad un “infermiere” (Giacomo Andreis) che doveva amministrare i medicamenti prescritti dal medico, cucinare, assistere, assicurare cambi di biancheria, assicurare pure il soccorso religioso. Nell’anno 1862 la direzione si sdoppiò in due consigli, uno ordinario ed uno straordinario, e comparvero anche un rappresentante di Selva e uno di Barco, per esigenze di conoscenza e controllo delle richieste e dei bisogni di quelle popolazioni. I malati ricoverati erano già 50; si pensa che fossero i feriti della seconda guerra d’indipendenza, portati al riparo nelle vallate. I servizi e le richieste aumentavano col passare dei decenni e quindi ci furono delle migliorie all’edificio e degli ampliamenti (1841 e 1881), raggiungendo le dimensioni della vecchia “Casa di Riposo”. A partire dal 1844 si cerca di affidare la cura dei malati ad un istituto femminile religioso, risultato ottenuto solo nell’anno 1886 con un accordo stipulato con le “Ancelle della Carità” di Brescia, che saranno poi presenti a Levico Terme fino all’anno 1991.

Nel 1972 l’amministrazione della “Casa di Riposo” viene concentrata nell’Ente Comunale di Assistenza – ECA, che provvede negli anni alla ristrutturazione completa dei fabbricati, grazie anche all’eredità dell’Ins. Pierina Negriolli e della Signora Elvira Tomedi.

Nel 1986 la Casa di Riposo viene eretta in “ente morale” quale Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza “Casa di Riposo Pierina Negriolli” con l’approvazione del nuovo Statuto da parte della Giunta della Provincia Autonoma di Trento con deliberazione n. 796 del 22 maggio 1986. Nel decennio successivo si provvede ad ulteriori interventi per l’ampliamento del patrimonio destinato all’attività istituzionale, con l’aggiunta di un corpo a monte del fabbricato esistente e l’ampliamento e la ristrutturazione della sede istituzionale. Durante i lavori, dal 1989 al 1995, tutta l’attività istituzionale è stata provvisoriamente trasferita presso il fabbricato ex Colonia C.R.I. in Via Silva Domini, n. 11.

Nel 1996 con l’approvazione della revisione organica dello Statuto dell’I.P.A.B. da parte Giunta  Regionale con deliberazione n. 428 del 28 marzo 1996, la denominazione dell’Istituzione viene modificata da “Casa di Riposo” in “Centro Residenziale e Assistenziale per Anziani Pierina Negriolli”, nome che conserverà fino alla trasformazione in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, ampliando ulteriormente il patrimonio destinato all’attività istituzionale con l’acquisizione, nel 2006, di un immobile ristrutturato a nuovo, situato nelle immediate vicinanze della struttura della R.S.A., in Via Casotte, n. 2,  destinato a Centro Polifunzionale di servizi per anziani comprendente il Centro diurno e la Casa di soggiorno.

L’A.P.S.P. “Centro don Ziglio” è nata dalla trasformazione in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona dell’I.P.A.B. “Piccola Opera” di Levico Terme, disposta con deliberazione della Giunta della Provincia Autonoma di Trento n. 405 del 22 febbraio 2008, ai sensi dell’art. 45 c. 8 della Legge Regionale n. 7 del 21 settembre 2005. La sua origine risale però al 1946 ad opera di un gruppo di volenterosi coordinati dal reverendo Don Giulio Ziglio con il fine di assistere e recuperare socialmente e moralmente soggetti minori caratteriali, attraverso l’attivazione di una casa di accoglienza per rieducare i minori traviati, ma anche i figli di famiglie con situazioni economiche ed ambientali misere, i cosiddetti “ragazzi delle Androne”.

Nel 1950 la casa di accoglienza trova una sua prima sistemazione definitiva presso le caserme di Levico, dopo l’avvio negli scantinati di casa Ziglio in via Milano a Trento, e successive sistemazioni provvisorie a Folgaria, Masen, Rizzolaga, e da ultimo all’albergo La Pace a Levico. Per occupare i ragazzi ed insegnare loro un mestiere, abituandoli nello stesso tempo ai ritmi di un impegno professionale, nel 1949 vengono avviati i primi laboratori di falegnameria, calzoleria e officina meccanica per la riparazione delle biciclette, una scuola professionale ante litteram, riconosciuta anche dal Ministero del Lavoro e della previdenza Sociale attraverso il finanziamento dei corsi. E’ dello stesso anno la stipula di una convenzione con il Ministero di Grazia e Giustizia per la gestione di una casa di rieducazione che accogliesse anche giovani sottoposti a provvedimenti giudiziari. Negli anni 60 la struttura ha già acquisito la sua fisionomia di casa di rieducazione aperta, con corsi professionali con regolare certificazione di frequenza.

Il 13 luglio 1966, con decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 1634, l’originaria casa di accoglienza, viene costituita come Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza con la denominazione di “Piccola Opera Divina Misericordia” e nel 1963 ne viene inaugurata a Levico Terme, in via Silva Domini, la sede definitiva, finanziata dalla Regione ed oggi di proprietà della Provincia Autonoma di Trento, da cui è messa a disposizione dell’ente in comodato gratuito.

Nel 1972, a seguito della manifesta impossibilità giuridica del Ministero di Grazia e Giustizia di sostenere finanziariamente una struttura non statale per il recupero di minori traviati (il cui numero peraltro calava progressivamente), vengono modificate le finalità statutarie dell’Ente, che diviene così un Istituto per “l’assistenza e recupero professionale di soggetti subnormali di sesso maschile, in età superiore ai 15 anni, provenienti dalla provincia di Trento e, in caso di posti disponibili, dalla provincia di Bolzano”.

Nel 1983, con successiva modificazione statutaria, l’I.PA.B. assume la nuova denominazione di “Piccola Opera”, che manterrà fino alla trasformazione in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, ampliando ulteriormente a partire dal 2005 i potenziali destinatari dei servizi, con la soppressione nello Statuto di ogni limitazione relativa all’età e al sesso, che consente di accogliere anche giovani di età inferiore a 15 anni e utenza femminile.

Nel tempo le due istituzioni hanno conosciuto una naturale convergenza di finalità e competenze sanitarie, assistenziali e educative, incentrate sull’affiancamento ed il sostegno delle persone che per effetto di disabilità fisiche e psichiche, congenite o acquisite anche a causa del normale processo di invecchiamento, risultano parzialmente o totalmente non autosufficienti e dipendono dall’aiuto degli altri per il loro sviluppo umano e per la loro effettiva qualità di vita. Ciò ha portato alla decisione di unire le risorse e le energie per rafforzare la capacità complessiva della Città di Levico Terme di promuovere la qualità della vita dei soggetti più fragili e dei loro cari, attraverso la fusione, dando vita ad una nuova Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, che intende farsi interprete della tradizione e della storia delle istituzioni di origine.

Pagina pubblicata Venerdì, 22 Giugno 2018
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